La vera storia di Betty Boop

  • 2014-03-10 19:37:15

Chi se la ricorda la piccola Betty Boop, celebre personaggio animato anni 30? Ebbene si, da indescezioni pare che  la pin up sexy sia veramente esistita, e che una banda di animatori e fumettisti si siano limitati a succhiarne la linfa per plasmarla in un fenomeno da baraccone hollywoodiano. Ma procediamo con ordine.

Betty Boop inizialmente è stata creata dai fratelli Fleischer e irruppe con una carica erotica imprevedibile nel panorama dell'animazione americana, punteggiata da bambini tondeggianti e animali parlanti. È la tipica flapper, cioè la ragazza alla moda del periodo jazz, irriverente e maliziosamente mascolina.

Porta il taglio di capelli più alla moda del periodo, corti e frangiati, indossa un vestitino succinto che lascia scoperte le spalle e la giarrettiera, e pare più che consapevole del suo sex appeal ma è anche fornita di una buona dose di auto-ironia.

Nel 1932, la cantante Helen Kane fece causa a Fleischer e alla Paramount Publix Corporation per 250.000 dollari, per aver sfruttato con una deliberata caricatura la sua immagine e la sua personalità. Fleischer si difese sostenendo che il suo era un personaggio di pura fantasia.

In realtà, la Kane non era l'unico modello di Betty Boop: anche Clara Bow, la star della Paramount, poteva essere considerata come una Betty Boop reale. Le accuse di Helen Kane si basavano sul modo di parlare e cantare del cartoon, che richiamava un modo di parlare molto particolare che caratterizzava la Kane.

Al processo, venne dimostrato che la cantante aveva assistito anni prima a una esibizione al Cotton Club di Baby Esther, un'artista afro americana che utilizzava la medesima tecnica che si richiamava al linguaggio dei bambini. Per il giudice, la "tecnica baby" per il canto non era nata con la Kane, per cui la cantante perse la causa.

 Clara Bow 1930            Helen Kane '30
 

SEX SIMBOL

Betty Boop è considerata come una dei primi e più famosi sex symbol dell'animazione cinematografica. Simbolo degli anni della Grande Depressione, ci porta alla mente gli spensierati anni dell'età del Jazz. La sua popolarità, Betty Boop la deve soprattutto al fatto di essersi rivolta a un pubblico adulto che intercettava, nelle sue storie apparentemente surreali, segnali ed elementi sessuali e psicologici.


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 In Minnie the Moocher, risalta il personaggio di Betty come quello di un'adolescente dell'era moderna, in contrasto con i modi di un mondo vecchio come quello dei suoi genitori. Il cortometraggio di Dave Fleischer prende il titolo dalla celebre canzone di Cab Calloway e narra la storia di una ragazza che scappa di casa e affronta i pericoli della notte. Vediamo la fanciulla tra folle di spettri piena di paura viviamo inquietanti suggestioni e visioni di morte. Il ritorno a casa finale si conforma pienamente alla morale dell'epoca, ma il film resta senza dubbio moderno ed innovativo.


FINE DI BETTY BOOP

Nel 1934 le proteste del pubblico conservatore e l'applicazione del Codice Hays costrinsero Betty a dedicarsi alle faccende domestiche e ad accudire animali, sostituendo la storica misecon abiti castigati, e questa fu la sua fine. Abbandonò gli schermi nel 1939.


IL RITORNO DI BETTY BOOP NEGLI SCHERMI

  1. - Nonostante la sua "prematura scomparsa" dagli schermi cinematografici, il personaggio ha guadagnato stima e valore nel tempo, diventando un vero e proprio mito dell'animazione in tempi successivi, rimasto intatto ai giorni nostri. Una prova è la sua apparizione nel film di Robert Zemeckis Chi ha incastrato Roger Rabbit, del 1988. Una sua parodia appare inoltre nella serie animata Drawn Together.

  2. - Nel 1989 Betty Boop appare nella copertina del primo album di Francesco Baccini.

  3. - La cantante anglo-malaysiana Betty Boo si è ispirata a Betty Boop per la scelta del nome d'arte poiché i suoi compagni al liceo la vedevano molto somigliante al personaggio dei cartoon.


DA HOLLYWOOD ARRIVA IL TRAILER "BOOP", PARODIA  SULLA VITA DI BETTY BOOP

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