ILVA TARANTO, 7 Nuovi ARRESTI: ASSOCIAZIONE A DELINQUERE, Concussione, Disastro Ambientale e CORRUZIONE

  • 2014-03-03 16:18:47
15:04 26 NOV 2012 (AGI)

Nelle carte una telefonata di Vendola con Archinà   

Associazione a delinquere, disastro ambientale, concussione. Sette persone destinatarie di misure in carcere, quattro ai domiciliari e tre in carcere. Indagato anche Bruno Ferrante e Fabio Riva, vicepresidente di Riva Group, destinatario di un'ordinanza di custodia cautelare.

"Diritto alla vita e diritto alla salute non sono comprimibili". E'  questa la frase con cui  hanno esordito i pm di Taranto interessati alla vicenda Ilva, il cui bilancio dell'operazione della guardia di finanza, attualmente  ammonta a 7   arresti. Le ipotesi di reato vanno dall'associazione a delinquere (finalizzata al disastro ambientale aggravato e all'omissione dolosa di cautele contro gli infortuni sul lavoro, avvelenamento di acque e sostanze alimentare), concussione e corruzione . Coinvolti, fra gli altri, Fabio Riva, vicepresidente dell'omonimo gruppo siderurgico, l'ex assessore all'Ambiente della Provincia di Taranto, Michele Conserva, l'ex direttore dello stabilimento siderurgico di Taranto, Luigi Capogrosso, e l'ex consulente dell'Ilva di Taranto, addetto ai rapporti con le Pubbliche Amministrazioni, Girolamo Archina'. Arrestati anche l'ex rettore del Politecnico Luigi Liberti,e l'ing. Carmelo Delli Santi. Fra gli indagati, ce ne sarebbero altri  20 a piede libero. e' stato sottolineato nel corso di una conferenza stampa svoltasi nella sede del comando dalla Guardia di Finanza, il procuratore capo della Repubblica, Franco Sebastio, non ha escluso ulteriori sviluppi. Parlando del filone d'indagine relativo all'Ilva, il gip ha evidenziato come: "il diritto alla vita e il diritto alla salute non siano comprimibili dall'attivita' economica. Non ci possono essere situazioni di inesigibilita' tecnica ed economica quando e' in gioco il diritto alla vita che e' un diritto fondamentale sancito dalla Carta Costituzionale".     

IL COINVOLGIMENTO DI NICHI VENDOLA con l'ILVA

Il gip: “Costanti contatti tra Ilva e Vendola”

“Numerosi e costanti contatti di Girolamo Archinà, direttamente, e di Fabio Riva, indirettamente, con vari esponenti politici tra cui il governatore della Puglia Nichi Vendola“. Parola, anzi penna del gip di Taranto nell’ordinanza di custodia cautelare per i vertici dell’Ilva. Un documento in cui emergono rapporti quanto meno ambigui tra il presidente della Regione e i vertici sel siderurgico.
Tutta da leggere una mail del 22 giugno 2010, che Archinà invia a Fabio Riva e con la quale lo informa di un incontro avuto a Bari con il governatore. Incontro che è successivo al documento dell’Arpa Pugliadel giugno 2010, in cui si sottolineavano i livelli di inquinamento prodotti dall’azienda. Nella mail, Archinà “comunicava che il presidente Vendola si era fortemente adirato con i vertici dell’Arpa Puglia, cioè il direttore scientifico Blonda e il direttore generale Assennato, sostenendo che loro non devono assolutamente attaccare l’Ilva di Taranto e piuttosto si dovevano occupare di stanare Enel ed Eni che cercavano di aizzare la piazza contro l’Ilva”.

Sempre secondo quanto scrive Archinà a Riva, inoltre, “Vendola aveva pubblicamente dichiarato che il ‘modello Ilva’ doveva essere esportato in tutta la regione riferendosi, chiaramente, alla famosa ‘legge sulla diossina‘ la cui gestazione era stata evidentemente frutto della concertazione tra la Regione e l’Ilva che aveva sempre osteggiato il cosiddetto ‘campionamento in continuo’, ottenendo, appunto, in tale legge che ciò non fosse imposto”. Altro “elemento di rilievo” scrive ancora il gip, è rappresentato dalla promessa “del presidente Vendola di occuparsi personalmente della questione Arpa al suo ritorno dalla Cina”.

Un intendimento che “veniva mantenuto” tanto che Vendola “appena tornato… contattava personalmente l’Archinà rassicurandolo di non aver dimenticato la promessa fatta nella riunione precedentè”. ”State tranquilli, non e’ che misono scordato!!… Il presidente non si è defilato” dice Vendola il 6 luglio 2010 al telefono con Archinà. Parole finite nell’ordinanza e che ora sono al vaglio della magistratura tarantina. In quella chiamata, scrive il gip, il leader di Sel “proseguiva nel discorso con Archinà dicendo che ‘col mio capo di gabinetto… Siamo rimasti molto colpiti… Siccome ho capito qual è la situazione… Volevo dire che… Mettiamo subito in agenda un incontro con l’ingegnere… State tranquilli, non è che mi sono scordatò”.

Nel corso della conversazione, poi, Vendola ribadiva questa posizione “allorquando affermava chiaramente di non volere rinunciare a una realtà industriale qual è l’Ilva, invitando Archinà a comunicare a Riva che lui non si era defilato”. “Va bene, va bene – dice il governatore – noi dobbiamo fare… Ognuno fa la sua parte… E dobbiamo però sapere che… A prescindere da tutti il procedimento, le cose, le iniziative… L’Ilva è una realtà produttiva… cui non possiamo rinunciare… E, quindi… fermo restando tutto dobbiamo vederci… dobbiamo ridare garanzie… Volevo dirglielo perché poteva chiamare Riva e dirgli che.. il presidente non si è defilato”.
 

Le pressioni di Vendola sull’Arpa

Ci sarebbe ”la regia” del governatore della Puglia, Nichi Vendola, nelle “pressioni” per “far fuori” il direttore generale dell’Arpa Puglia, Giorgio Assennato, autore della relazione sulle emissioni inquinanti prodotte dall’Ilva. Lo scrive il gip di Taranto Patrizia Todisco nell’ordinanza d’arresto per i vertici dell’azienda.   (fonte: AGI, ilfattoquotidiano.it)    

Cerca nel sito