The Economist VS Riforma Costituzionale: "Gli italiani dovrebbero votare NO"

  • 2016-11-28 15:07:34
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fonte: The Economist 26/11/2016


A pronunciare tale sentenza è la rivista londinese The Economist che mette in discussione le motivazioni secondo le quali gli italiani farebbero bene a votare NO al prossimo Referendum Costituzionale del 4 dicembre.

"Questo giornale ritiene che gli italiani dovrebbero votare NO" - scrive The Economist spiegando che "la modifica alla costituzione promossa da Matteo Renzi non affronta affatto il problema principale, cioè la riluttanza degli italiani a fare le riforme all'interno di un paese tendenzialmente vulnerabile al populismo, poichè reduce degli strascichi di due uomini di potere che hanno segnato profondamente la politica italiana, quali, Benito Mussolini e Silvio Berlusconi".

Inoltre, la rivista specifica che "l'errore principale è stato commesso dal premier che ha "creato la crisi collegando il futuro del governo al test sbagliato". "Gli italiani non dovrebbero essere succubi di un ricatto" - prosegue The Economist - " e il presidente del Consiglio "avrebbe fatto meglio a battersi per migliori riforme strutturali".

The Economist appare dunque restio alla nuova riforma "che a prima vista sembrerebbe una proposta ragionevole. Tuttavia, il nuovo disegno promosso del signor Matteo Renzi offende i principi democratici. Ogni eventuale beneficio è comunque secondario ai rischi. In cima a quest'ultimi - rileva il giornale - "il pericolo, che nel tentativo di fermare l'instabilità che ha dato all'Italia 65 governi dal 1945, si crei un uomo forte eletto al comando".

Allo stesso tempo, questa nuova riforma costituzionale darebbe immenso potere alla Camera, dove il partito "più grande" comanderà il 54% dei seggi. Il prossimo primo ministro avrebbe dunque un mandato quasi garantito per cinque anni.

Il settimanale punta il dito, ancora, sulla riforma del Senato le cui decisioni non potranno più essere impugnate dal popolo sovrano, ormai delegittimato di tutti i suoi diritti e poteri costituzionali. Testualmente scrive: "Molti dei suoi membri sarebbero consiglieri regionali e sindaci" quando "regioni e comuni" sono gli "strati di governo più corrotti", concedendo loro anche l'immunità. Questo renderebbe il Senato "un magnete per la peggiore classe politica".

Nello stesso articolo si evidenziano poi i "rischi" connessi alla vittoria del NO. Si legge: "Le dimissioni di Renzi non sarebbero la catastrofe che molti in Europa temono. L'Italia potrebbe mettere insieme un governo tecnico, come già accaduto in passato. In ogni caso, se la vittoria del NO al referendum dovesse innescare il disfacimento dell'euro, allora sarebbe il segnale che la moneta unica è così fragile che la sua distruzione sarebbe solo una questione di tempo"..

Mai come ora, è preferibile usare la massima prudenza in vista di queste elezioni, facendo tesoro di quel detto che dice: "Chi lascia la via vecchia per la nuova, sa quel che lascia, e non sa quel che trova"! Giuseppe Giocosa Docet.

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