Frullato e pillole a base di placenta: la nuova moda di Kathryn Beale

  • 2015-03-29 08:58:19
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Kathryn Beale è una donna di 41 anni, originaria della contea di Wiltshire, che ha fatto discutere molto per aver dato avvio ad una nuova moda, d'ultima generazione, avvezza alla così detta "placentofagia", ovvero l'attitudine di ingerire placenta umana sotto forma di compresse o frullata con banane e frutti di bosco. La donna pare che da due anni consumi regolarmente placenta fresca centrifugata e compresse a base di placenta essiccata, il cui costo al pubblico è di circa £ 150 a scatola.

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Convinta sempre più dei molteplici benefici sulla salute umana, testualmente asserisce che "La maggior parte dei mammiferi mangia la propria placenta, subito dopo la nascita. A noi potrebbe risultare alquanto strano, perchè non è nostro uso e costume. Però in realtà la placenta è ricca di ferro, di cellule staminali e di ormoni, inoltre stimola la produzione di latte durante il periodo della lattazione ed è in grado di contrastare la depressione post parto che può insorgere nelle mamme più predisposte".

"Sostanzialmente, la placenta della mamma donatrice – a cui prima vengono fatti tutti i test necessari – viene lavata, affettata e disidratata prima di essere ridotta in polvere e trasformata in pillola. Il tutto viene fatto entro 24 ore dal parto; naturalmente anche per i frullati si rispettano gli stessi tempi, ma a differenza delle compresse, quest'ultimi non riscuotono poi così tanto successo. Direi che solo il 40% delle donne che vengono da me per richiedere la loro placenta in pillole, mi chiedono di provare anche il frullato, il cui sapore fruttato è dato principalmente dalla frutta, in quanto si utilizza più quantità di frutta che di placenta."

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Attualmente i funzionari locali non sono molto convinti della tesi sostenuta dalla Beale, che considerano invece una pratica pericolosa e a rischio per la salute, sopratutto dal punto di vista igienico-sanitario. Preoccupati per l'incolumità pubblica, infatti, hanno richiesto in Tribunale un ordine che vieti temporaneamente alla donna di produrre questi prodotti, almeno fino a quando non si sarà appurata la reale innocuità di tali sostanze.

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