Genitori, bugie e figli. Cosa ne pensano gli esperti?

  • 2014-03-24 12:38:45

Spesso i genitori mentono ai figli. A volte per imbarazzo, a volte perchè non sanno cosa rispondere, a volte perchè non hanno la pazienza di spiegare la situazione. A volte perchè temono che la verità sia troppo dura da sopportare (per esempio in caso di lutti o separazioni). E' un atteggiamento giusto o sbagliato? Gli psicologi su questo, non sono tutti concordi. "Se non la smetti di piangere la signora si arrabbia"; "Non ti posso comprare quel giocattolo perchè ho scordato il portamonete in macchina". "L'abbiamo mandato da un allevatore, così sta in compagnia". Sono le bugie più comuni, che quasi tutti i genitori raccontano ai propri figli. Ma che ruolo hanno le bugie nell'educazione dei figli? In quali casi sono accettabili? Sul tema  la comunità internazionale degli psicologi è divisa. In oriente, per esempio, bugie strumentali come "Mangia i broccoli così diventi alto" sono addirittura incoraggiate. La psicologa italiana Silvia Vegetti Finzi, invece, non le incoraggia ma le tollera: "Un bambino sa benissimo che mangiando spinaci non diventerà forte come Braccio di ferro, ma glielo si può anche raccontare, si divertirà a crederci", commenta. Per la dottoressa le bugie "ammortizzano" alcuni lati del rapporto tra genitori e figli: sono vietate, però, quelle controproducenti come "Se non la smetti di piangere ti lascio qui", perchè producono angoscia. Contrarissimo, invece, a tutte le bugie il pediatra italiano Roberto Albani, autore di "Come parlare ai nostri figli". Secondo lui non esistono bugie a fin di bene, nemmeno nelle piccole cose. E' sempre meglio dire la verità. Anche perchè dietro le bugie c'è una doppia considerazione sbagliata che i genitori hanno dei figli:

" In primo luogo, tanti genitori pensano che i piccoli non capiscano l'assurdità di certe affermazioni, ma non è vero: questa è una mancanza di rispetto per la loro intelligenza. In secondo luogo, spesso i genitori non hanno fiducia nella capacità di vivere senza esserne travolti: e invece è meglio dire loro che un genitore è morto piuttosto che nasconderlo a farli vivere con la sensazione che qualcosa non torni. Il risultato è che ci si sente presi in giro".

La regola vale anche per fatti meno gravi. Ma come la mettiamo con le classiche domande che creano imbarazzo, come "Da dove nascono i bambini?". Anche lì gli esperti sono divisi: c'è chi tollera la risposta vaga "dalla pancia", pensando che a una certa età, nella preadolescenza, l'argomento verrà comunque affrontato. E chi invece spinge per spiegare tutto subito, anche se il bambino che pone la domanda ha cinque anni: "Usate le parole che capisce, tipo "farfallina" o "patatina", ma spiegate esattamente come nascono i bambini", dice la ginecologa milanese Stefania Piloni. Insomma, non c'è una ricetta universale per i genitori. L'ideale è non raccontare bugie e, nel caso, che non risultino troppo assurde. E il consiglio è di avere fiducia nelle capacità di reazione dei bambini. Per il resto, Braccio di ferro e Babbo Natale possono ancora esistere.

Come parlare ai nostri figli

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Il libro del pediatra Roberto Albani (Come parlare ai nostri figli, Sfera Editore) non dice solo come gestire le bugie degli adulti nei confronti dei piccoli. E' un vero e proprio manuale del dialogo tra genitori e figli: spiega come mettersi nei panni del bambino, come dimostrargli che lo si sta davvero ascoltando senza sminuire i suoi stati d'animo, insegna a esprimere i propri sentimenti anche davanti ai figli. Meglio dire "oggi la mamma è stanca e arrabbiata, sai al lavoro è un periodo difficile" che stare zitti e sbottare per un nonnulla a cena. Un altro punto fermo per Albani è insegnare al figlio a essere una persona autonoma. Come? "Bisogna vederlo come un individuo distinto da noi, per quanto piccolo". Di conseguenza, meglio spiegargli le cose e farle fare a lui che fargliele trovare pronte. Valorizzare quello che sa fare invece di sottolineare quello che non sa fare. Insegnargli un metodo per risolvere i problemi. Così crescerà più sicuro e tranquillo.
 

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