Le ascelle degli anziani sono più profumate di quelle dei giovani!

  • 2014-02-04 17:07:52
Questo è quanto emerge da una ricerca scientifica, pubblicata su Plos One, condotto dai ricercatori del Monell Chemical Sense Center di Filadelfia (Usa), secondo la quale il profumo naturale di ogni persona cambia con l'età e contrariamente ai luoghi comuni, l'odore degli anziani è meno acre e intenso di quello di trentenni e cinquantenni.  Il test è stato condotto su tre gruppi di persone composti da 12-16 persone divise in tre fasce di età (20-30 anni, 45-55 anni e 75-95 anni) a dormire per 5 notti con dei tamponi ascellari. I tamponi sono poi stati valutati da 41 giovani tra i 20 e i 30 anni, che sulla base delle tracce olfattive sono stati in grado di riconoscere gli individui più anziani, e solo in base a quelli le altre due categorie di età. «Le persone anziane hanno un odore percettibile sotto le ascelle che i giovani ritengono  piuttosto  neutrale e non molto spiacevole - spiega Lundström -. Tuttavia, è possibile che altre fonti di odori corporei, come la pelle o l'alito, risultino di diversa qualità». I ricercatori spiegano che gli odori del corpo umano contengono un'ampia gamma di componenti chimici in grado di trasmettere diversi tipi di informazioni, e le caratteristiche percettive di questi odori sono portate a cambiare nel corso della vita parallelamente alle concentrazioni delle sostanze chimiche a esse sottostanti. Così come accade agli animali, anche gli uomini sono in grado di carpire i segnali degli odori corporei che permettono loro di individuare l'età biologica, di scegliere il partner adatto e di distinguere i familiari dai non familiari. Gli odori legati all'età possano aiutare gli animali scegliere i compagni adatti: i maschi più anziani potrebbero, ad esempio, essere i più gettonati dalle femmine in quanto probabili portatori di geni legati alla longevità, mentre le femmine più anziane, al contrario,  potrebbero essere evitate per via della maggiore fragilità del loro sistema riproduttivo. Ora la parola passa ai laboratori: studi futuri saranno infatti necessari per identificare i biomarcatori legati agli odori e per determinare in che modo il cervello è in grado di identificare e valutare queste informazioni.

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