Festa Popolare a Scicli (RA): La CAVALCATA di S. GIUSEPPE

  • 2014-02-24 19:30:02
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Ogni anno a Scicli (RA) in Sicilia si celebra la tradizionale Festa della "Cavalcata di S.Giuseppe", un'antica tradizione popolare che affonda le sue radici nel medioevo.
 
In abiti tipici del folclore locale, ciascun cavaliere porta con sè un ragazzino in groppa ad un cavallo e disposti in fila,  percorrono le strade della città su coreografici cavalli bardati di fiori e violaciocche (u balucu, nel dialetto locale). Durante la rappresentazione, le vie della città si accendono di caratteristici falò  che illuminano la notte (i pagghiari), rievocando così la fuga dall'Egitto di S. Giuseppe con Gesù Bambino, narrata dai Vangeli. Secondo alcuni storici però questa tipica tradizione dei falò, risalirebbe ad una festa Romana antica, quella del "Sol Invictus", ovvero la festa del trionfo della Luce (la Primavera), sull'inverno tenebroso.
I preparativi della festa, cominciano ogni 19 Marzo con la vestizione di cavalli e cavalieri: un paio di pantaloni di velluto, con il taglio alla carrettiera, e un gilet abbinato, di colore scuro, una camicia bianca con le maniche rimboccate, una cintura molto larga, lavorata a mano, di vari colori, dalla quale penzola, sul fianco destro, un grande fazzoletto rosso, una burritta col giummo in testa e una pipa di creta o di canna. I cavalli invece, vengono adornati di raffinate stole colorate e "impalcature floreali" sul capo. Durante la rappresentazione, quattro ciaccari precedono la processione, due davanti e due dietro il cavaliere, a forma di croce, illuminando il percorso dei cavalli. A far festa nei pressi del falò la popolazione locale, che nel frattempo  attende l'arrivo dei cavalli consumado cene frugali a base di arrosti.

La festa inoltre, porterebbe anche i segni di una devozione che affonda le sue radici nella cultura contadina, nell'esigenza di chiedere a San Giuseppe l'acqua, per fare crescere le fave, per fare crescere il grano. Nel mese di marzo a Scicli non piove più, e un tempo non era inconsueto sentire, al passare della cavalcata: "Patriarca beddu, dateci l'acqua, fate piovere". Un'immagine di San Giuseppe a Scicli campeggiava in ogni stalla. La bestia a quel tempo, per i contadini, era tutto, era il simbolo della vita. Per arare il campo, per il trasporto ci voleva l'animale. L'effigie di san Giuseppe proteggeva la famiglia contadina da ogni fatalità: il santo riceveva in cambio esclusiva devozione, una devozione che anche quest'anno, si perpetua nel solco della tradizione.
     
               

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